Nell'Europa Medievale, dove era ferreo il controllo religioso e reale, severe leggi suntuarie vietarono ai comuni cittadini di indossare ornamenti con pietre preziose, perle, oro o argento.

La gioielleria diventò appannaggio dei re e dei nobili e le collane praticamente sparirono, con l'eccezione delle catene che reggevano

le insegne degli ordini cavallereschi e delle corporazioni.

A partire dalla seconda metà del Quattrocento, l'ascesa di nuove classi sociali determinò l'inizio dello spirito "rinascimentale".

Molti dei gioielli di questo periodo andarono distrutti per essere rifatti, ma ci restano le testimonianze artistiche dei grandi pittori dell'epoca - Botticelli, Pollaiolo,

Dürer e molti altri - che spesso vantavano l'apprendistato in una bottega orafa e che nei loro quadri, riprodussero fedelmente i gioielli contemporanei.

Le collane appaiono declinate in una gamma molto varia di modelli, preludio allo sfrenato esibizionismo del pieno Rinascimento:

le dame dei ritratti si ornano di collane con pietre e perle, di catene d'oro indossate insieme, diverse per lunghezza e forma delle maglie, spesso terminanti con un ciondolo che, per preziosità, poteva costituire a sua volta un vero e proprio gioiello.

I pendenti erano molto popolari nel Rinascimento e si trovava il modo di infilarli in qualsiasi tipo di collana, oppure di fissarli direttamente alla veste.

Diventarono molto popolari anche i ciondoli in oro con smalti, cammei e pietre incise con soggetti mitologici o sacri.

A partire dalla seconda metà del Cinquecento moda e gioielleria virarono decisamente allo sfarzo.

Come attestano i dipinti dell'epoca, gli abiti erano sontuosi e per le collane fu un momento di grandissimo splendore.

È in questo periodo che nascono le parure, dove immancabilmente trovano posto almeno un paio di collane di lunghezza diversa.

In tutto il Cinquecento furono poi molto in voga i pendenti costruiti intorno a una perla barocca, che diventa animale, figura mitologica o, addirittura, parte integrante di una scena storica;

di gran moda anche le croci da portare al collo o appuntare all'abito, più o meno grandi e decorate, che resteranno in auge per tutto il secolo successivo.

Personificazione di questo amore per lo sfarzo e i gioielli fu Enrico VIII, ritratto in celebri dipinti con abiti intessuti di gemme e una serie di preziose catene ornate di pietre e grossi pendenti d'oro.

Nella prima metà del Seicento l'Europa fu sconvolta dalla Guerra dei Trent'anni e dalla peste:

moda e gioielleria si ridimensionarono notevolmente, fino a quando, nella seconda metà del secolo, nel Vecchio Continente si ristabilirono condizioni di pace e tranquillità, grazie alle quali le collane ritrovarono un posto di privilegio, in particolare quelle ornate da colorati motivi a fiocco o a nastro, realizzati con pietre preziose.

Verso la fine del secolo, l'invenzione del taglio a brillante, del veneziano Vincenzo Peruzzi, decretò il successo della "gemma tra le gemme".

Un successo dovuto anche alla moda settecentesca dei salotti di conversazione, dove l'illuminazione a lume di candela richiedeva gioielli grandi e luminosi.

Fin quasi alla metà del Settecento restarono di moda i ricchi disegni a fiocco e a fiori, ma le donne potevano portare al collo anche un medaglione con un ritratto miniato, o un semplice nastro di velluto arricchito da una spilla o da un pendente, magari a goccia.

Grande successo riscossero in quel periodo anche le collane "a rivière", formate da una fila di pietre incassate una accanto all'altra.

Poi, con la Rivoluzione Francese, sparì qualsiasi traccia di lusso:

si diffuse anzi l'abitudine di cingere il collo - macabra sostituzione della collana - con un nastrino rosso, simbolo della ghigliottina.

Passata la tempesta rivoluzionaria, le prime collane a tornare furono i sautoir, lunghe catene con medaglioni decorati a smalti; poi ricomparvero le parure, i gioielli con diamanti e le collane a rivière.

L'Ottocento fu segnato dall'alternarsi degli stili più diversi. All'inizio del secolo, ad esempio, tornarono di moda i cammei.

Ma fu Fortunato Pio Castellani a innovare radicalmente l'arte orafa: gioielliere romano, fu profondamente colpito dalla perfezione tecnica e stilistica dei gioielli che emergevano dagli scavi di Ercolano, Pompei e dalle tombe etrusche vicino a Roma. La famiglia Castellani creò, così, il cosiddetto stile "archeologico", riproducendo con tecniche originarie splendidi gioielli in stile egizio, etrusco, rinascimentale, greco, romano e bizantino.

Un'altra grande tendenza si sviluppò invece in Inghilterra, dove la regina Vittoria, grande amante dei gioielli, quando restò vedova nel 1861 lanciò la moda dei gioielli da lutto, neri, in giaietto o, in un secondo tempo,

in economico vetro o smalto nero. Nei medaglioni portati come ciondolo si conservavano le ciocche dei defunti:

si arrivò al punto di intrecciare coi capelli dei morti inquietanti collane da portare al collo.

La fine dell'800 vide protagonisti la rivoluzione industriale e cambiamenti radicali nell'economia e nella società:

moda e costume si adeguarono ai ritmi più veloci della vita moderna  L'Art Nouveau rappresentò la nascita di nuovi criteri estetici, grazie all'incontro dello stile europeo con quello d'oltreoceano che avvenne, per la prima volta, all'Exposition Universelle di Parigi, nel 1889.

In questo periodo di transizione, tuttavia, gli aristocratici europei cercarono di mantenersi fedeli al passato per distinguersi dai nuovi ricchi: Cartier, tra i gioiellieri più innovativi dell'epoca, produceva ancora collane con foglie d'ulivo e d'alloro, e pietre a goccia come pendenti.

Sarà la fine della Prima Guerra Mondiale a decretare il definitivo tramonto dello stile ghirlanda e ad aprire la strada all'Art Déco.

La collana, come anche altri gioielli, doveva trasmettere quel dinamismo e quel rigore più in linea con il periodo storico moderno.

Le maggiori novità arrivarono da artisti che nascevano come vetrai o pittori e usavano materiali considerati non preziosi e tanto colore.

Nacquero nuovi filoni, quello naturalistico e quello esotico. Il primo s'ispirava ai fiori e agli insetti, e fu in quel periodo che Lalique creò gioielli di grande leggerezza e modernità con l'oro e il vetro, come le splendide collane con centrali a forma di libellula o farfalla.

Il filone esotico si ispirava ai viaggi nelle colonie inglesi e francesi: le celebri collane con pantere ed elefanti, traboccanti pietre preziose, onice e coralli, turchesi e ambra, furono il risultato dei viaggi di Pierre Cartier in India.

L'abbigliamento femminile diventò ancora più sbarazzino, esaltando la figura di una donna longilinea che indossava lunghi sautoir di perle al collo o al polso, abiti colorati e paillette.

Il crollo di Wall Street e la crisi economica che ne seguì, insieme ai venti di guerra, aprirono gli Anni Trenta e portarono una ventata di sobrietà:

si tornò al bianco, al platino soprattutto, al contrasto cromatico, con una predilezione per le forme geometriche e rigorose.

Negli anni Quaranta - dall'inizio della Seconda guerra mondiale alla ricostruzione - la produzione di gioielli in generale ebbe una stasi e, con l'eccezione di alcuni pezzi firmati da grandi nomi, non sono molte le testimonianze rimaste: l'oro è stato fuso e le pietre riutilizzate.

Lo stile si fermò all'Art Déco ma, in particolare nel Sud Italia, tornarono le collane importanti, di sapore ottocentesco, vistose ma leggere perché vuote.

In questo periodo Bulgari presentò le sue famose collane a "tubogas", una vera innovazione tecnica ed estetica dell'epoca.

Negli anni Cinquanta, grazie anche all'esplosione del cinema americano e alle grandi star d'oltreoceano, come Marilyn Monroe, fecero la loro rentrée le collane per le grandi occasioni, in platino, diamanti e pietre preziose.

Le novità erano costituite dai collier trasformabili, che diventavano bracciali, o dai pendenti che diventavano spille.

I grandi eventi mondani - l'incoronazione di Elisabetta e il matrimonio di Grace Kelly - fecero tendenza e le stelle del cinema e dell'opera non volevano essere da meno:

Maria Callas, Elisabeth Taylor e molte altre indossavano collier preziosissimi, con pietre di enorme valore.

Le collane importanti, preziose e vistose, cominciarono tuttavia ad essere "insidiate" dai primi gioielli fatti in serie, meno impegnativi ma sempre preziosi. Gli anni Sessanta segnarono una svolta che portò a significativi cambiamenti nello stile del gioiello.

Iniziò ad affermarsi la figura del designer, e sempre più spesso si affidava la progettazione dei gioielli a famosi nomi del mondo dell'arte:

Dalì, Picasso, Georges Braque, Arnaldo e Giò Pomodoro, fecero sperimentazioni nel campo del gioiello alla ricerca di nuove possibilità espressive.

In quegli anni la gioielleria tradizionale faticava a rinnovarsi e riproponeva le forme "storiche" delle grandi firme.

Ma il gioiello era ormai di tutti: dalla collana più semplice a quella più preziosa, il mercato offriva una vastissima gamma di prodotti, nei materiali più diversi, con pietre o senza,

in grado di affascinare le donne di tutte le fasce sociali.

Un'evoluzione che, con alti e bassi, continuò attraverso gli anni Settanta e Ottanta.

Dagli anni Novanta a oggi, con la globalizzazione, sono cambiati gusti e stili di vita:

tecniche, materiali, lavorazioni e motivi decorativi da tutto il mondo si uniscono, dando vita a un nuovo genere di monili.

La collana oggi può essere tante cose diverse: una cascata di diamanti, una maglia d'oro, un filo di caucciù con delle perle...

E anche il ciondolo, dal più semplice al più elaborato, si esprime in una grande varietà di forme e stili.

Ma qualsiasi cosa ci riserverà il futuro, le donne non rinunceranno mai ad accentuare la loro bellezza con questi ornamenti dagli infiniti rimandi storici e simbolici.

 

 

Un ringraziamento all'Antica Orologeria Candido Operti

per il testo di Antonella Garello & Marina Morini tratto dal libro

- Racconti Preziosi 2005. -